Welcome

Regia: Philippe Lioret
Interpreti: Vincent Lindon, Firat Ayverdi, Audrey Dana
Sezione: Panorama Special
di Anne Preckel
Un corpo galleggia nel mare tra i paesi. Questa scena dal film "Welcome" di Philippe Lioret che descrive al meglio la situazione dei numerosi clandestini i quali ogni giorno arrivano alle frontiere e le spiagge dell'Europa. Dopo che Jamal, un giovane curdo da 17 anni, arriva a Calais in Francia ha passato una fuga faticosa di mesi dalla guerra in Irak. Ha solo un'obiettivo: Gran Bretagna. Li vuole incontrare il suo amico e la sorella di esso la quale ama profondamente. Dopo un tentativo fallito d'entrare illegalmente in Inghilterra in camion, prende una decisione disperata: Prende lezioni di nuoto per poi attraversare il mare tra Francia e Gran Bretagna nuotando. Il suo insegnante francese di nuoto diventa un'amico ma viene
confraontato con sfiducia, pregiudizi da parte dei suoi connazionali. In più entro in conflitto con la polizia francese. Non sono solo la sofferenza e le mancanze di questo giovane immigrato che fanno così triste il film. Sono anche le leggi inumane della politica francese d'immigrazione che vietano ai Francese d'aiutare gli immigrati: ne potrebbero arrivare altri e, in realtà, come recita il titolo del film, non sono molto "benvenuti". Attraverso una storia personale di sofferenza il film mette in focus il tema difficile della politica d'immigrazione europea - un tema, del quale si deve occupare non solo l'Unione Europe, ma tutti questi che si sentono troppo "a casa".
photo: Berlinale
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francesi e agli immigrati di seconda generazione. La scuola è un luogo a rischio dove si scontrano diverse classi sociali. Ma è anche il palco sul quale problemi come razzismo, conflitti religiosi, sessismo e pregiudizi vengono rimessi in discussione.
Attraverso la storia dell’insegnante oberata Sonia Bergerac (Isabelle Adjani, tornata convincente dopo 5 anni di assenza dal set) il film "La journée de la jupe“ sembra dimostrare che alle scuole d’oggi non bastano la buona volontà e lo spirito combattivo degli insegnanti a guidare bene gli allievi. Un giorno Sonia prende una pistola per farsi sentire dalla sua classe tirannica, introducendo – per seguire la proposta provocatrice del film – “nuovi metodi d’insegnamento”. Da un momento all’altro l’insegnante, solitamente impegnata pacificamente per il bene della classe, cambia faccia trovandosi dapprima involontariamente, poi sempre più volontariamente in un sequestro vero e proprio: ci sono reazioni agitate da parte della polizia e dei politici, ci sono genitori nel panico, un direttore senza aiuto e dei media voyeuristici i quali, secondo gli usi della nostra società moderna, possono essere usati sia come arma di terrore sia come mezzo politico efficiente per farsi sentire.
Il colpo di scena finale non c'è, ma sono i tanti scontri umani che fanno del film una ricca analisi socio-psicologica. Anche se il dramma di Lilienfeld è un’esagerazione e a volte si perde in azioni inutili, non è una condanna facile della scuola come istituzione: fa vedere che tutti – i responsabili dell’istruzione, i politici e gli studenti – hanno la responsabilità di fare della scuola un luogo dove s’impara e non dove si soffre.
affamata di vita, e del disertore Srdjan (Nicola Djuricko). Scappano insieme dalla regione serba del Kosovo che tempo fa era il centro di una guerra violentissima. Vivono come ladri e venditori di armi. L'altra parte dell'azione si svolge a Marsiglia, dove Adria vive clandestinamente dopo la sua fuga. I due livelli - il passato traumatico e la ricerca di Adria di una vita quotidiana e amorosa in Francia - sono combinati con delle sequenze flashback. Al contrario dei numerosi coltelli del film, che colpiscono, il montaggio contrastante di trauma e amore, dolore e passione, non va sotto la pelle: non è né una storia sul passato della guerra nell’Ex-Jugoslavia, né un'analisi psicologica autentica. Il "freak" Adria ha imparato perfettamente il gioco della violenza e della sopravvivenza ma in nessun momento ne esce fuori o ne soffre veramente. E nei momenti in cui attraversa i cadaveri con i tacchi alti, ci si chiede: ma questo è "human zoo" oppure "human hell"?
